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| 04.febbraio.2012 | |
Farmacogenetica: l’esempio della warfarina
Alessandro Nobili, Luca Pasina, Silvio Garattini
Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri”, Milano
Abstract
La terapia anticoagulante orale condotta con warfarina costituisce un trattamento di documentata efficacia nella prevenzione delle malattie tromboemboliche in pazienti affetti da fibrillazione atriale o tromboembolismo venoso o ai quali siano state impiantate valvole cardiache artificiali. Il suo impiego, tuttavia, richiede che i pazienti si sottopongano periodicamente a controllo dell’International Normalized Ratio o del tempo di protrombina per la determinazione del dosaggio ottimale, onde evitare il rischio di emorragie o, al contrario, di una ridotta copertura dal rischio di eventi tromboembolici derivanti, rispettivamente, dall’impiego di dosaggi superiori o inferiori a quelle utili. Gli Autori della presente rassegna analizzano come i polimorfismi dei geni del citocromo epatico p450 2C9 (CYP 2C9) e del complesso vitamina K-epossido reduttasi (VKORC1) e come l’uso concomitante di farmaci in grado di modulare l’attività del citocromo P450 2C9 influenzino il dosaggio ottimale di warfarina. Viene inoltre discussa l’opportunità di un possibile screening dei polimorfismi genici sopracitati nei pazienti che devono iniziare la terapia con questo farmaco.
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